26 July 2026
Lettera aperta sui reati minorili

Milano e Roma raccontano, in queste settimane, una città meno sicura — e buona parte di quella sensazione di pericolo viene attribuita a una generazione di adolescenti sempre più aggressivi e sempre più fuori controllo. È in questo clima che arriva la proposta di rendere imputabili i minori tra i 14 e i 18 anni senza più la valutazione caso per caso che il Codice di procedura penale minorile (D.P.R. 448/1988) impone oggi: capacità di intendere e volere, maturità del singolo ragazzo. Con la nuova norma quella valutazione diventerebbe un onere della difesa, non più un accertamento dovuto, e i minori potrebbero essere arrestati e custoditi in carcere in base alla sola gravità del reato.

È lo stesso schema che regolava la giustizia minorile americana nei primi decenni del Novecento — "abbastanza grande per il reato, abbastanza grande per la pena" — quando bastava la gravità dell'atto, non la capacità reale di chi lo aveva commesso, per mandare sul patibolo anche un bambino di dieci anni. La letteratura scientifica su questo è compatta: le competenze adulte di discernimento e autoregolazione degli impulsi maturano ben oltre i 18 anni, tipicamente dopo i 25. L'immaturità tra i 14 e i 18 anni è la norma biologica, non l'eccezione da dimostrare in tribunale — semmai è il contrario. Trattare i ragazzi come giuridicamente adulti significa ignorare che la loro stessa immaturità è già oggi sfruttata dalla criminalità organizzata, che li usa come manovalanza sapendo che rischiano meno: vittime prima ancora che autori, come lo sono, in altra forma, anche i cosiddetti maranza nella loro apparente autonomia dal mondo degli adulti. Qualora la norma fosse approvata dovremmo anche rivedere le norme sulla violenza sessuale e sull’abuso in quanto se sei improvvisamente adulto, de jure, lo sei per ogni aspetto della vita, nonostante l’art. 31 della Costituzione.

Ma lasciamo da parte la teoria e guardiamo a cosa dovrebbe accogliere questi ragazzi resi "adulti" per legge: il carcere minorile. Dopo il decreto Caivano, nel settembre 2023, le presenze negli Istituti Penali per Minorenni sono cresciute di circa il 50%, da 381 ragazzi a fine 2022 a oltre 570 a fine 2025 — il primo sovraffollamento strutturale nella storia della giustizia minorile italiana. La risposta è stata aprire tre nuovi istituti tra fine 2025 e inizio 2026 — L'Aquila, Lecce, Rovigo — che si affiancano ai 17 esistenti. Ma i posti letto non bastano a fare un "contenitore adeguato", se il contenitore stesso non tiene.

A Milano, l'IPM Beccaria ha 70 posti e ne ha ospitati fino a 90: negli ultimi anni ha visto rivolte con feriti, tentativi di evasione, un'aggressione con tentativo di strangolamento a un agente, fughe, sequestri di droga introdotta dall'esterno. Non incidenti isolati, ma una sequenza che si ripete. A Roma si sono registrati incendi e rivolte, con evidenti difficoltà di gestione. A L'Aquila, riaperto da pochi mesi dopo la lunga chiusura post-terremoto, si sono susseguiti episodi di autolesionismo grave — ragazzi che ingeriscono oggetti pericolosi, vengono ricoverati e, tornati in istituto, ripetono lo stesso gesto — al punto che una consigliera comunale ha dovuto ammettere pubblicamente che la struttura "non è nelle condizioni di garantire sicurezza e funzione rieducativa".

Non è un'emergenza improvvisa: è una carenza di personale che i numeri ufficiali certificano. A metà 2025 gli educatori in servizio negli IPM erano 179 — cifra che lo stesso Dipartimento ammette di dover rivedere al ribasso rispetto ai nuovi ingressi — mentre la Polizia Penitenziaria contava 86 unità in meno del previsto. I fondi per la giustizia minorile, nel frattempo, sono scesi dell'1,07% invece di crescere insieme alla popolazione detenuta. In queste condizioni il carcere minorile non "evita altri reati": in molti casi è il luogo dove lo spaccio continua, e dove la funzione educativa cede spesso il passo alla pura contenzione fisica, quando quella regge.

Prima di stabilire se un quattordicenne debba rispondere come un adulto, sarebbe più onesto chiedersi se lo Stato sia oggi in grado di custodirlo senza che il carcere diventi esso stesso una fonte di danno — fisico, psichico, criminogeno. La cronaca degli ultimi mesi, non le opinioni di parte, risponde di no.

Il problema non è la mancanza di volontà di affrontare il disagio e la pericolosità di certi comportamenti giovanili: quella preoccupazione è legittima. Manca, piuttosto, uno sguardo sull'età evolutiva capace di reggere la sua complessità, invece di scaricarla sul soggetto più debole e meno attrezzato a difendersi in un'aula di tribunale — il che sarebbe, in fondo, la risposta più immatura a un problema che riguarda gli adulti. Altri paesi, dai modelli scandinavi a esperienze a noi più vicine, hanno saputo tenere insieme responsabilizzazione del minore, presa in carico reale del suo disagio e investimento serio su strutture e personale. È quella la strada da riprendere — non la finzione giuridica per cui un adolescente diventa adulto quando conviene alla cronaca, ma il lavoro paziente, costoso e poco fotogenico di capire chi sono davvero questi ragazzi, per costruire rimedi che funzionino.

Ugo Sabatello, Neuropsichiatra Infantile, Psicoanalista SPI-IPA (già Ricercatore Sapienza Università di Roma), Psichiatra Forense

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  1. Federica Gigliotti, Neuropsichiatra Infantile, Roma
  2. Arianna Terrinoni, Neuropsichiatra Infantile, Roma
  3. Campolo Giuseppina Daria, Neuropsichiatra infantile, TSMREE ASL Frosinone, Frosinone
  4. Nadia Bizzoni, Logopedista, Roma
  5. Maria Pia Casini, Neuropsichiatra infantile, Policlinico Umberto 1, Roma
  6. rossella chiera, Neuropsichiatra infantile, Asl roma4, Ladispoli
  7. emanuela perotti, psicologa, TSMREE Rieti, rieti
  8. Matilde Caccialupi Olivieri Parteguelfa, Neuropsichiatra Infantile, Roma
  9. pasqua montieri, Medico NPI, Asl roma3, Roma
  10. ANTONIA PETRONE, Neuropsichiatra Infantile, Roma
  11. Virginia BELLI, Dirigente scolastica, scuola, Tivoli
  12. Valeria Mammarella, Medico Neuropsichiatra infantile, Sapienza Università di Roma - Asl RM2, Roma
  13. Francesca Raffaelli, Logopedista, Roma
  14. Barbara Manzi, Neuropsichiatra infantile, Asl Roma 2, Rome
  15. Marta Mirti, Psicologa, Olevano Romano
  16. Serena Cesario, Neuropsichiatra Infantile, Roma
  17. Annamaria Tanzi, Infermiera, DIPARTIMENTO SALUTE MENTALE, BARI
  18. Andrea D'Agostino, Studente, Roma
  19. Elisa, Logopedista, ASL Roma 5, Tivoli, Roma
  20. Valeria La Via, psicoterapeuta e criminologa clinica, dott.Valeria La Via, Milano
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  1. Davide Lonati, Medico, Tossicologo Clinico, Centro Antiveleni, ICS Maugeri, Pavia
  2. Mario Piazza, professore univ, Pisa
  3. Virginia Magliozzi, Psicologa, Analista del comportamento certificata, Roma
  4. Domenica Bellantoni, Psicologa, Roma
  5. Giulia Leone, Neuropsichiatra Infantile, Roma
  6. Antonella Coniglio, Neuropsichiatra Infantile, Roma
  7. Valerio Peruzzi, Medico M.G., ASL RMA, Roma
  8. Rosa Torsiello, Psicologa, Roma
  9. Giovanna Maria Campolo, Neuropsichiatra inf, Ass.Equilibri pedagogici, Reggio Calabria
  10. Lisa Ginzburg, Scrittrice, Roma
  11. Maria Innocenza Scoliere, Psicoterapeuta, Roma
  12. Luca Di Bello, Student, Tivoli
  13. Ilenia, Student of psychology, Ventotene
  14. Serafina Manna, Rome
  15. Gianluigi Calabrese, Fisioterapista, AIRRI, Bracciano
  16. Francesca Clara Bettella, TNPEE, Libero professionista, Latina
  17. Marco Cinelli, Educatore, San cesareo
  18. Cristina Lalli, Neuropsichiatra, Asl Roma 2, Fonte Nuova
  19. Vanessa Pilato, Assistente Sociale, NPIA, Roma
  20. Giada Lauretti, Neuropsichiatra Infantile, Nuova Sair, Aprilia